25.03.2006
Egli vive
è solo sceso a prendersi un caffè.
12.02.2004
The End
 Questo blog è giunto al capolinea e da oggi cessa ogni attività pubblicistica. Ringrazio tutti, a cominciare da Zoro, che per primo ha creduto in questi neuro-delirii, grazie. Grazie anche agli autori che in questi mesi hanno un po alleggerito la mia complicità nellaumento del caos nelluniverso, sollevandomi dal postare frequentemente: grazie a bob_k, Dahlgren, jigsOre e Vue. Grazie anche ai visitatori, affezionati o meno, che hanno popolato queste pagine. Due anni di blogging sulle spalle sono abbastanza per appendere il template al chiodo. O in ogni caso per prendersi una pausa e pensare qualcosa di nuovo, in qualche altro piano desistenza (ma non ne sarete avvertiti). Grazie per lattenzione, è stato un autentico piacere.
Addio.
Bob Blake Vive! e vi saluta tutti!
06.02.2004
William Blake Vive
William Blake, figlio di un calzettaio, nasce il 28 dicembre 1757 al n. 28 di Broad Street, Soho, Londra, ed è battezzato alla St. James's Church di Piccadilly l'11 dicembre. Pare che le prime manifestazioni di tipo visionario abbiano inizio all'età di quattro anni: il piccolo William afferma di aver visto Dio affacciarsi alla finestra della sua camera da letto, e si mette a gridare. Fu poeta, mistico e incisore; ma fu sopra tutto le tre cose assieme, indissolubilmente. Le sue poesie, stampate nei volumi che trovate in libreria, dissolvono una parte considerevole di ciò che erano nate per essere, astratte dal loro corpo originario - fatto di vezzi calligrafici, di illustrazioni, di decorazioni compulsive: ipotetici manoscritti medievali di una religione sognata. Ci viene in soccorso il meraviglioso William Blake Archive, inverosimile biblioteca online che raccoglie le edizioni di svariatissime sue opere così come apparvero in origine. Sfogliate il poema a Milton, o la delirante Gerusalemme per esempio, contemplate il suo Laocoonte dada-romantico, e sfiorate il genio e la follia di quest'uomo. Vi prego.
04.02.2004
Logical Assassination and Kamikaze Exploration
di norma queste pestilenziali scorie di fuffa mi stanno un po' sulle balle. ma questa volta sono rimasto di stucco!
04.02.2004
Dovuto a HPL - Interludio
In attesa di proseguire la lettura-pirataggio del libro di Houellebecq, con l'ultimo devastante capitolo (Olocausto), prendiamo un po' d'aria con questo testo di Evangelisti.
La maschera di Lovecraft
Valerio Evangelisti
Nel 1955, introducendo lantologia francese Démons et merveilles, Jacques Bergier scriveva che, ancora in età adulta, Howard Phillips Lovecraft avrebbe ignorato totalmente cosa fossero un uomo, una donna, il denaro, la metropolitana, un cavallo. Bisogna diffidare di simile aneddotica, almeno quanto delle imprese di mare autoattribuitesi da Emilio Salgari. Il temperamento schizoide di Lovecraft e i contenuti delle sue opere hanno offerto il destro a una quantità di leggende, prime tra tutte quelle che hanno voluto vedere in lui un cultore dellesoterismo e delle scienze occulte o, come nelle parole di Bergier, una sorta di alieno piovuto da chissà dove. Ne è risultata una cortina fumogena che, mentre ha fatto proliferare legioni di entusiasti e nuclei di detrattori, ha a lungo impedito una valutazione critica dei meriti e demeriti del solitario di Providence (espressione repellente che uso qui per la prima e ultima volta). La biografia del nostro non presenta, in realtà, elementi particolarmente pittoreschi. Come scrive egli stesso nel 1933, la principale difficoltà nello scrivere unautobiografia consiste per me nel trovare qualcosa di importante da metterci. La mia è stata unesistenza quieta, modesta, priva di avvenimenti degni di nota: messa per iscritto, darà sicuramente limpressione di una vita miseramente piatta e scialba. continua...
01.02.2004
Dovuto a HPL - Special - part. 1
Inizia, e forse finisce già, una sorta di lettura in diretta di Contro il mondo, contro la vita, libello che Michel Houellebecq ha dedicato a H. P. Lovecraft. Ne riporto alcuni brani tratti dalle pagine lette finora. Seguirà dibattito.
Contro il mondo, contro la vita
Michel Houellebecq
Certo, la vita non ha senso. Ma neppure la morte ne ha. Ed è una delle cose che gelano il sangue quando si scopre luniverso di Lovecraft. La morte dei suoi eroi non ha alcun senso. Non porta alcun tipo di conciliazione. Non consente in alcun modo di concludere la storia. Implacabilmente, HPL distrugge i suoi personaggi con una freddezza che evoca solo lo smembramento di una marionetta. Indifferente a queste miserabili peripezie, la paura cosmica continua a crescere. Si allarga e si articola. () Dai suoi viaggi nelle terre infide dellindicibile, Lovecraft non ci porta buone notizie. Ci suggerisce che dietro il sipario della realtà potrebbe nascondersi, e talvolta lasciarsi intravedere, qualcosa. E che questo qualcosa è ripugnante e abbietto. In effetti è pur sempre possibile che, fuori dallambito limitato della nostra percezione, esistano altre entità. Altre creature, altre razze, altri concetti e altre intelligenze. Tra queste entità, alcune ci sono probabilmente assai superiori sia per intelligenza sia per conoscenza. Ma questa non è necessariamente una buona notizia. Cosa ci fa pensare che tali creature, per quanto diverse possano essere da noi, manifestino in qualche modo una natura spirituale? Nulla consente di ipotizzare una violazione delle leggi universali dellegoismo e della malvagità [insomma, come quella battuta di non ricordo chi: dio cè! e vi odia tutti! N.d.BB]. () Esseri umani nati sul finire del XX secolo, questo cosmo disperato ci appartiene in ogni senso. Questo universo abbietto in cui la paura si propaga in cerchi concentrici fino allinnominabile rivelazione, questuniverso dove lunico nostro destino immaginabile è di essere stritolati e divorati, lo riconosciamo assolutamente come nostro universo mentale. () Il paradosso è che per quanto orrendo sia, noi preferiamo questo universo alla nostra realtà. In questo senso siamo esattamente i lettori che Lovecraft voleva, poiché leggiamo i suoi racconti nella stessa disposizione di spirito che glieli ha fatti scrivere. Satana o Nyarlathotep non importa, purché ci consenta di non restare un minuto in più nel realismo. A questo proposito però va detto che Satana ha subito una leggera svalutazione per via dei suoi prolungati rapporti con i nostri peccati di ogni giorno: molto meglio Nyarlathotep: freddo, malvagio e disumano come il ghiaccio. Subb-haq-qua Nyarlathotep! È chiaro allora come mai la lettura di Lovecraft costituisce un paradossale refrigerio per tutti coloro che, per una ragione o per laltra, siano arrivati a provare unautentica avversione per la vita in tutte le sue forme. Lo scrollane nervoso provocato dal primo impatto con le pagine di Lovecraft è quasi sempre ragguardevole. Ci si ritrova a sorridere tra sé e sé, a fischiettare arie dopera. In sostanza il nostro sguardo sullesistenza si modifica.
23.01.2004
ventuno grammi
è brutto, stop. ma parliamo della femmina bionda. perchè hanno preso quell'attrice? ha dei bei capezzoli, va bene, ma con quella faccia da stronza terminale non potrà mai ispirare pietà. guardate la bruna sfiorita: coinvolge di più anche se appare un decimo della bionda. nuova raffinatezza della nostra epoca è che al cinema non si vede una femmina protagonista compatibile (ossia che può essere compatita) manco a pagarla. sono tutte forti e volitive, quando butta male isteriche. il loro dolore è violento peggio di quello maschile. benicio può far pena, con la panzella e quegli occhi liquidi, ma la bionda metallica... meglio infilarlo nel tritacarne che farle una carezza. un regista non può lasciarsi condizionare dalle mode sociali. se la storia richiede una femmina da compatire tu non puoi metterci quella. le crepassero pure i figli, io me ne sbatto! me la rido, io, perchè non ha la faccia adatta. per un esempio di commento estremamente stupido al film, guardate qui.
18.01.2004
L'immondo non si è fermato mai un momento
Parliamo un po' della vergogna. Della vergogna di quei giornalisti, musicisti & c. piccati per le critiche, che proprio non ce la fanno a non sentirsi lesi, lesa maestà di un beato niente se non sai accettare il fatto che il tuo lavoro non solo può essere criticato, ma anche deriso. Se ti esprimi ti esponi: pensaci prima di cominciare. A volte i fischi dalla curva fanno bene. continua...
16.01.2004
la semiotica dell'arredamento aggressivo in american psycho e fight club
ricordate la scena in cui il protagonista di fight club elenca i suoi beni? la telecamera carrella e per ogni oggetto appaiono in trasparenza le caratteristiche tecniche, dritte dritte dal catalogo ikea. ora leggete american psycho, quando Bateman fa la lista dei regali di natale: 3 pagine di dati, dritti dritti da cataloghi ancor più nobili. le scene sono praticamente uguali. il film traduce il libro, alla lettera. sia Bateman che il tipo di fight club dopo un po' impazziscono. avete capito?
la satira feroce di metà anni '80 diventa la pagliacciata videoclip del 2000. quindici anni per spolpare un'intuizione del suo contenuto eversivo e spacciarla al grande pubblico merdoso. nel frattempo ikea cresce, adesso apre pure qui, e io ho paura.
12.01.2004
invasioni barbariche, particelle elementari
'sti francesi! pare che abbiano il talento della speculazione.
il gusto di certo.
i sessantenni di le invasionio barbariche sono gli stessi di le particelle elementari: creature dallo spirito sostanzialmente debole, intrisi di vaghi sogni di rigenerazione sociale. disillusi, lievi e buffoneschi. guardate come li terrorizza la morte!
la certezza razionale ha distrutto in loro ogni speranza di fusione, quindi l'egoismo e la crudeltà non possono che svilupparsi.
ma mentre il film è opera di un sessantenne, quindi indulgente con quella razza disgraziata, il libro l'ha scritto un quarantenne, che da più voce ai figli. nel film, i figli sono una speranza perchè, reagendo, sono diventati il contrario dei genitori: capitalisti puritani o idealisti tossici. nel libro, molto più realisticamente, i figli riproducono e intensificano l'opera distruttiva dei padri. e, notate bene, di figli a loro volta non ne fanno, o se li fanno preferirebbero non averlo fatto. questi quarantenni temono la morte come i loro genitori, ma ancora di più hanno orrore della vita.
(quest'ultimo passaggio è forse troppo barocco, dettato da amore per la retorica. cercate di capire cosa intendo malgrado la mia prosa).
prima o poi 'sto discorso vorrei continuarlo.
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